Avere dei fan oggi – il rischio della fidelizzazione dell’utente.

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Qualche tempo fa ho creato il profilo falso di una suora.
E’ un fatto deprecabile, lo so.
Necessario però a capire come – soprattutto in quelle pagine dove tutti gli altri profili erano stati bannati – venissero recepite parole simili scritte da una donna, che è già un fattore discriminante in sé, e per di più una donna di Chiesa.
Poi un giorno, trovata una foto di Gianni Morandi vestito da nazista che rideva sulla tomba di Anna Frank (INTERNETZ!!!!) ho pensato di postarla sulla pagina del suddetto che proprio quel giorno aveva postato una scena di “In ginocchio da te” vestito da militare, in un commento in cui la distanza tra foto linkata e parole scritte doveva essere più netta possibile.

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Perché Facebook continua a cadere nei ban sbagliati?

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Roma fa schifo è una delle pagine più chiacchierate del panorama social romano.
Nata come pagina di denuncia del degrado sociale è diventata in poco tempo fulcro di un vero e proprio network di blog e associazioni attive sul territorio.
Negli ultimi due anni ho avuto più di una discussione con gli amministratori della pagina e ho preso un ban (poi revocato in un processo di pulizia degli utenti – con annessa riabilitazione di alcuni – che dimostra una maturità che spesso è difficile riscontrare in pagine di respiro nazionale).
Per quanto si possa non essere d’accordo con parte delle esternazioni di Rfs o delle posizioni da loro prese su alcuni temi sociali, bisogna riconoscergli un grande merito: quello di sollevare quotidianamente delle questioni sulle problematiche della capitale. 
Questioni che sembrano non interessare più ai sindaci di Roma.
E per quanto io di rado mi trovi d’accordo sulle soluzioni da loro proposte, sono veramente contento che ci sia qualcuno così attento riguardo la vita della città, qualcuno che non fa della posizione politica un fortino chiuso in cui si rivolge solo e soltanto ai suoi membri, ma anzi cerca di uscire e portare le tematiche sotto gli occhi di tutti i cittadini.

Che poi la discussione politica e sociale tra romani su Facebook si risolva sempre in un lungo elenco di insulti pro-questo e anti-quello è un altro paio di maniche, manca l’educazione al dialogo nella vita reale, figuriamoci nel virtuale. 
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Contro gli Inquisitori.

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Pochi giorni fa ho scritto un articolo riguardante un tale “Cacciatore di troll” e della definizione di troll che abbiamo in Italia, elencandone tutti i più strani usi che ne vengono fatti.

Come al solito ho pubblicizzato l’articolo sul mio profilo Twitter, con questo post

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Niente di diverso da quello che ho fatto per tutti i post precedenti: tag dei partecipanti + link al post, senza troppe parole.

Tutti, tranne Cacciatore, hanno retwittato. Quest’ultimo ha invece oscurato il suo profilo Twitter, creando un profilo falso ( @ferfou888) in cui insultava me e gli altri utenti taggati. Purtroppo mi sono perso la querelle, poiché ha subito cancellato/oscurato anche questo profilo, portandosi nell’oscurità i suoi tweet. Vedete che succedere ad abbandonare internet per un’oretta?!
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A caccia di Cacciatori (di Troll – su Twitter).

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Da qualche tempo seguo l’account “Cacciatore di Troll” su Twitter.

Ho letto su Corriere.it che un troll hunter prende 10/12 sterline l’ora.

Mi interessava perciò capire il lavoro di questo personaggio, che ho scoperto essere anche l’admin della pagina Facebook “La coerenza del PD“, nonché del blog “Grillo d’assalto“.

I post, soprattutto quelli sul blog che raggiungiamo grazie ai suoi tweet, sono sempre un po’ confusionari.
La denuncia ai troll è spesso orientata verso personaggi piuttosto noti come Valerio Mastrandrea, Diego Bianchi, Johnny Palomba ed altri.

Ora, non avendo la pretesa di capire cosa spinga a definire troll questi personaggi ho lasciato andare per mesi. Poi qualche giorno fa il Cacciatore di Troll posta il nome di una signora che, a vederne il profilo, non sembra nient’altro che una normale elettrice del m5s. Una cittadina, se a loro piace di più.

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Viaggio ai confini del complotto.

complotto

Uno dei maggiori trend dell’utente social italiano (ma non solo) è quello del complottismo.
Gruppi e pagine crescono e fioriscono quasi quotidianamente. Alcune di queste stanno diventando dei veri e propri punti di riferimento per la comunità di utenti dediti alla “conoscenza alternativa”.

Per fare un piccolo sunto delle caratteristiche portanti delle teorie del complotto, utilizzerò degli appunti raccolti in un seminario sugli anni di piombo e la storia del terrorismo italiano (ai quali le teorie del complotto contemporanee ancora si collegano) del professor Nanni Ceci.

Le teorie del complotto sono contraddistinte da:

  • Una concezione ottimistica della conoscenza e della conseguente certezza di poter conoscere la verità assoluta.
  • Un desiderio straordinario di smascherare le forze oscure che agiscono dietro la “scena politica” e di svelare i poteri invisibili e le realtà nascoste, gli unici poteri e realtà che davvero contano.
  • La volontà di andare oltre quella che viene concepita come realtà ufficiale, come storiografia istituzionale ufficiale o tradizionale.
  • La propensione ad assumere lo schema retorico del pamphlet, volto a dimostrare la realtà intrinseca di una tesi come verità fattuale ed oggettiva, una verità distillata da un tessuto di prove e di reali o presunte verità giudiziarie.
  • La tendenza a giustificare l’assenza di prove di un complotto come la prova migliore dell’esistenza del complotto stesso.

Questo è quello che andremo a verificare passo passo in questo viaggio ai confini del complotto.
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