Salvini, il flop e l’inganno dei numeri social.

salvini fb

La manifestazione di Matteo Salvini a Roma è stata un flop? Se dobbiamo considerare le aspettative create dai social, la discrepanza con la realtà è stata abissale.

Dopo settimane di grandi annunci, di campagne pubblicitarie in pompa magna, è finalmente arrivata la manifestazione “Renzi a casa!“, organizzata dal leader leghista Matteo Salvini. Per giorni l’internet italico ne è stato pervaso, sembrava che ci si stesse preparando ad una manifestazione imponente. Del resto, la pagina di Salvini conta – al momento della stesura – 681.236 “mi piace” (oltre ai 123.000 follower netti su Twitter. Solo io quando vedo queste cifre tonde penso sempre all’acquisto di like?) , e la manifestazione avrebbe visto anche la partecipazione di CasaPound Italia, la cui sede romana conta 6.246 “mi piace”. E non ci dimentichiamo i 245.584 like dell’altra grande ospite, Giorgia Meloni. Ovviamente non stiamo a considerare i numeri delle pagine di Lega e Fratelli d’Italia. Diciamo che ci bastano questi dati, pur sapendo che non sono necessariamente utenti unici, cioè che probabilmente di questi 680.000 utenti che hanno messo like a Salvini, ce ne saranno molti che lo hanno messo anche alla Meloni e/o a CasaPound. Sappiamo anche che alcuni saranno giornalisti, politici ed esperti di mercato, che li seguono per ragioni di lavoro. Altri ancora saranno troll o disturbatori di vario genere. 

Sulla sua pagina Facebook, decisamente attiva, Salvini raccoglie decine di migliaia di interazioni (like, commenti e condivisioni) per ogni post. Considerando che si tratta della pagina di un politico, e non del suo partito di appartenenza, alcune volte raggiunge picchi impressionanti, come la foto con Putin. La pagina della Lega Nord conta solamente 171.857 “mi piace”. Salvini ha il quadruplo dei seguaci del suo stesso partito.
Tutti numeri che facevano pensare ad un grande successo. 300 autobus da tutta Italia, 4 treni speciali, senza contare i romani che sarebbero arrivati in piazza con mezzi propri.

Poi abbiamo visto le foto,  e i video, di una piazza del Popolo semivuota.

 

Il leader del carroccio ha prima annunciato numeri che suonavano surreali: 100.000 persone! Matteo Salvini Siamo 100000

Poi devono essere iniziati i saldi, 20 minuti più tardi la cifra era dimezzata.

matteo salvini eravamo 50000

Se questa cifra fosse da considerarsi attendibile, praticamente i partecipanti sarebbero stati gli stessi che hanno messo like al post. Un dato curioso, ma anche molto sensato.

Per il sito pentastellato TzeTze i partecipanti erano 13.000, mentre il corteo antagonista “nè con Renzi nè con Salvini”, anche conosciuta come #MaiConSalvini avrebbe raccolto 35.000 adesioni.
Per gli organizzatori al contro-corteo hanno preso parte 30.000 persone. Altre fonti dicono 15.000. Insomma, c’era quasi più gente che voleva Salvini via da Roma che quella radunata dallo stesso leader del Carroccio. Eppure l’evento Facebook del contro corteo contava meno di 3.000 “parteciperò”.
Ma arriviamo alle considerazioni.

 

ESSERE TANTI, ONNIPRESENTI E IRRUENTI SUI SOCIAL NON VUOL DIRE ESSERE DI PIÙ NELLA MONDO REALE.
Com’è possibile che, dopo tanto fervore, ci sia stata un’affluenza così bassa? Ne avevo già parlato tempo fa, in occasione di diverse manifestazioni dei Forconi, in particolare una in cui i giornali riportavano frasi come “Ci avevano detto che dovevamo essere 10.000, poi 3.000… e invece saremo stati 200.
Il fatto di dare grande voce a migliaia di persone su internet non fa di te un rappresentante della volontà popolare di un’intera nazione.
E’ una correlazione che non esiste. Basti pensare al 96% ostentato da Beppe Grillo che si è poi rivelato poco più del 20%.
I social uniscono le coscienze, ci fanno sentire parte di un gruppo, un momento di creazione collettiva, di energia, di spinta… ma è solo una sensazione. In Italia ci sono 59.433.744 persone, al netto del censimento 2011. Finché siete qualche migliaio dovete pensare che non riempireste un settore di qualsiasi stadio alla domenica.
Senza entrare nei meriti politici della questione, per mandare a casa un Premier, ma anche il sindaco di una capitale che conta milioni di abitanti, 50.000 persone (ma anche fossero 100.000), non sono sufficienti.

 

DOVE SONO GLI UTENTI CHE TI FIANCHEGGIANO QUOTIDIANAMENTE SUI SOCIAL NETWORK?
Sui Social Network.
La risposta che sembrerà banale, è esaustiva: la media delle interazioni con la pagina Salvini durante la manifestazione è altissima.
Tutti i post superano i 10.000 like con picchi che sfiorano i 70.000. E’ molto facile postare contenuti che ricevano attenzioni dagli utenti. E’ molto più difficile portarli fuori da casa.  E’ facile dire che Salvini ha conquistato Roma, è più facile dire che la gran parte dei suoi follower si trovi altrove – probabilmente nel nord Italia – e non sia voluta scendere nella capitale.
Per quanto Salvini oggi si dica contento e soddisfatto e posti le prime pagine di quei giornali che, con foto molto scaltre, fanno sembrare quello di ieri un grandioso evento (“Veni, vidi, vici” titola Il Tempo) sa che la sua fanbase – quella che lo fa grande su internet – non si è mossa.

NON DI SOLO MEME VIVE L’UOMO. 

Infatti, quando vengono portati in piazza, i meme diventano inefficaci e perdono appeal verso la rete stessa.

matteo salvini renzi tour

Il post su piazza del Popolo con meno interazioni è la stampa di un meme utilizzato come striscione e poi postato nuovamente su internet. Metafacebook fallimentare, in poche parole.
Ma la politica è ancora cosa pubblica attinente alla vita reale, per fortuna. E per fortuna fuori da internet il messaggio è ancora legato al significato delle parole su di uno striscione piuttosto che al mix trash di immagini e parole.

L’equazione ‘social network = mondo reale’ per fortuna non è ancora applicabile. Possiamo auspicare a nuove (o dovremmo dire vecchie, ma meno comode) forme di analisi politica che non siano l’analisi dei social network e dei tweet durante le dirette televisive, non dovremmo lasciare continuamente spazio a chi è il più bravo a racimolare like e condivisioni con materiale populista. Il campione è ampio ma non ha riscontro nella realtà. Ci è passato Grillo con il suo #vinciamonoi, ci si sono schiantati i Forconi per ben due rivoluzioni del 9 dicembre, e ieri è stato il momento del Salvini nazionale (a comodo). Non credete sia giunto il momento di concentrare le attenzioni mediatiche su chi lavora, quotidianamente e senza apparire ovunque, per cercare di dare un futuro al Paese?
Continuare ad accendere i riflettori su personaggi che frequentano più salotti televisivi e social network che uffici e luoghi istituzionali (sempre pronti alle frasi populiste, ma senza un reale progetto politico) ha la sola funzione sociale di far crescere lo sconforto e la sfiducia nelle istituzioni, di radicare idee razziste e populiste nella cultura nazionale (già deviata da decenni di televisione senza contenuti), e spaventarci nei confronti del diverso. Più ci spaventiamo più ci chiudiamo, più ci chiudiamo meno usciamo, meno usciamo più siamo nel territorio che loro sfruttano. E allora la grande rivoluzione di internet? La rete che unisce, che democratizza, che ci connette con il prossimo nostro?
Beh, la rete il suo effetto lo ha sviluppato: se prima il diverso visto da un leghista era il romano, il napoletano o il siciliano, oggi grazie ad internet (e ad un bel restyling del partito) il diverso è solo chi viene da fuori, specialmente se disperato e proveniente da posti in grave crisi economica.  Tant’è che erano presenti gruppi nazionalisti-identitari sia francesi che tedeschi ieri, in piazza del Popolo.
Per fortuna ci sono molti più meme, link e siti di propaganda virtuali in circolazione che persone che prendono parte alle loro manifestazioni.

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