Salvini e i Centri Sociali

salvini

Quando sentite “Salvini” e “centri sociali” nella stessa frase, sapete già dove sta andando a parare il discorso.

Un saluto e un ringraziamento all’agente di polizia e ai quattro carabinieri feriti dai centri sociali, che sgombereremo col sorriso uno per uno. Dopo i campi rom, i centri sociali. E l’Italia sarà un Paese migliore“, ha detto ieri dal palco bolognese (qui il video) applaudito dai suoi e da una serie di sagome che lo facevano sembrare abbracciato dal popolo.

Della manifestazione #Liberiamoci dell’8 novembre a Bologna si è detto molto, forse tutto.
Voci ben più autorevoli della mia si sono occupate dell’annosa questione dei partecipanti, giocando d’anticipo e presupponendo già la cifra che avrebbero sparato gli organizzatori: 100.000.
Dovevano essere gli stessi 100.000 dei quali qui su Tranelli si era parlato in occasione della manifestazione romana di febbraio.  Anche all’ora ci furono grandi contestazioni da parte degli antagonisti (che brutto termine, se si pensa alle figure che svolgono ruoli da protagonisti).

Bologna si è tinta di rosso e si è arrogata la definizione di “zecca” che il leader del Carroccio ha affibbiato ai suoi oppositori. Perché in fondo, nel linguaggio di Salvini, chi sono le zecche? Tutti coloro che gli si oppongono (un po’ come i comunisti che vedeva B. 20 anni dopo la fine dell’URSS).
Ma soprattutto, chi indica Salvini quando dice Centri Sociali?
Tutti i Centri Sociali d’Italia? Sono tutti uguali? No. Dire che i centri sociali sono tutti uguali sarebbe come impugnare questo video per dire che Salvini ha mentito sulle condizioni delle Forze dell’Ordine ferite negli scontri. La realtà è qualcosa di troppo complesso per essere racchiusa in due parole.
Semplicemente non parla di nessuno.
I Centri Sociali sono il nemico invisibile, quello contro il quale puoi dire qualsiasi cosa, tanto non può risponderti.
I centri sociali sono i terroni del 2015.

Ma il rapporto tra Salvini e i centri sociali è sempre stato questo?
Provate a chiederlo ad un sostenitore qualunque del Capitano, probabilmente vi dirà che è così.
Per forza di cose, Lega e compagni non possono coesistere.

Eppure c’è stato un tempo in cui Salvini era estremamente contrariato da chi, specialmente all’interno della Lega stessa, si scagliava contro i centri sociali
Certo, era il settembre 1994 e 21 anni bastano a cambiare la faccia (geo)politica dell’Italia. Al tempo i problemi della lega venivano dai terroni, oggi i terroni sono una parte consistente dell’elettorato leghista. Il ruolo del connazionale cattivo doveva essere spostato altrove. Perchè è facile trovare un nemico all’esterno, lo sconosciuto fa paura già di suo. Bisogna far capire che il male è anche intorno a noi, in mezzo a noi probabilmente. Tra gli amici di tuo figlio. Forse tua figlia stessa.

Sabato 10 settembre 1994 una manifestazione cittadina in difesa del Leoncavallo degenera: incidenti, scontri con la polizia e vetrine infrante. Il sindaco di Milano, il leghista Marco Formentini, è per la linea dura: Isolare, individuare, punire senza se e senza ma i delinquenti che stanno devastando Milano. Il Comune di Milano si costituirà parte civile visto che sono state fermate, e spero arrestate, delle persone. Dice che “è solo un problema di ordine pubblico”, che “per quelli del Leoncavallo a Milano non c’è posto. Cacceremo via questi randagi dalla città”. Quando a Palazzo Marino si dibatte il problema, il consigliere leghista Matteo Salvini difende a sorpresa il centro sociale e i manifestanti: “Gli incidenti sono avvenuti per colpa di pochi violenti, mentre i quindicimila giovani che hanno manifestato avevano ragioni giuste e condivisibili, ma sono stati strumentalizzati”. Poi dice alla stampa “Certo, chi non ha mai frequentato un centro sociale?”, “Si, dai 16 ai 19 anni, mentre frequentavo il liceo, il mio ritrovo era il Leoncavallo. Là stavo bene, mi ritrovavo in quelle idee, in quei bisogni…”  – Brano estratto da Matteo Salvini, sottovuoto spinto, KAOS Edizioni, 2015. articolo uscito su Epoca, 25 settembre 1994. Segue lunga intervista al giovine Salvini.

Ma come? Salvini non odia i centri sociali? Non li ha sempre odiati? Ci passava le sue giornate?
Proprio così. Basterebbe, del resto, visitare la sua pagina Wikipedia per scoprire che “In gioventù frequenta il centro sociale Leoncavallo, che influenza fortemente il suo orientamento politico: da lì in poi egli si schiererà con le correnti di estrema sinistra della Lega, in particolare ricordiamo il fatto di essere stato fondatore e leader dei Comunisti Padani.”

Qualche tempo fa, nell’ambito di un progetto con una studentessa LUISS (che potete trovare qui) per l’esame di Diritto di internet, social media e discriminazione – all’interno del corso di laurea magistrale in Scienze di Governo e Comunicazione Pubblica (trovate anche voi ilare il fatto che in Italia vi è anche gente formata nelle scienze di governo?) – abbiamo provato a rivoltare la questione, attualizzandola. Come?

Prima di tutto abbiamo cambiato minime parti dell’intervista, come ad esempio il nome del sindaco di Milano e dei centri sociali, cercando di rimanere più possibile fedeli ai virgolettati salviniani.
In secondo luogo abbiamo attribuito l’intervista al deputato PD Khalid Chaouki, risultato essere il più odiato dall’elettorato di destra dopo l’uscita di scena di Cecile Kyenge (che resta comunque una delle grandi passioni del populista medio).
Successivamente abbiamo estrapolato un paio di meme, che potete trovare qui e qui, per essere sicuri che il messaggio arrivasse anche a persone che di fronte a tante parole da leggere vanno in difficoltà.
Come ultimo passaggio ci siamo fatti aiutare dai ragazzi del Corriere del Corsaro, che hanno pubblicato la finta intervista sul sito fake corrieredelpiemonte.altervista.org (e si sa che per il populista dove c’è Altervista c’è Verità). 

Ne è uscito fuori questo articolo 

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Lo abbiamo postato su Facebook, allegato ai suddetti meme, su due gruppi di Leghisti ed uno di omaggio a Benito Mussolini (che essendo pubblico potete leggere da voi qui) e lo abbiamo monitorato per circa una giornata, senza particolari “spinte” da parte dei nostri fake ma soprattutto senza condividerlo ulteriormente.

Il risultato è che questi link viaggiano in poche ore su numeri altissimi, se paragonati allo scarso impegno con il quale li abbiamo diffusi (ci interessavano più i commenti che la diffusione):

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Gli articoli nei due gruppi apparivano così:

chaouki2

 

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Qui invece, un riassunto dei commenti. I gruppi sono diventati da pubblici a chiusi negli ultimi giorni, preferiamo quindi (e con dispiacere) occultare i cognomi dei commentatori.
Vi lasciamo una breve selezione per far capire il tono dominante alla lunga di 300 e passa commenti tra i nostri post e le condivisioni degli utenti:

chaouki commenti

 

Insomma, all’elettore della Lega iscritto a questi gruppi, le frasi di Salvini del 1994 non piacevano proprio.
Così come non piace Chaouki, ed è forse proprio più per l’essere Chaouki che per le cose che dice. Ce ne fosse stato uno che abbia scritto qualcosa di minimamente attinente al contenuto del testo, argomentando invece che allegando ogni tipo di insulto.
Sono cambiati i Centri Sociali, in questi 20 anni? Se sì, come?
E se così non fosse, qual è l’obiettivo odierno di Salvini?
Creare un nemico interno, che serva come manopola di sfogo dei suoi elettori e allo stesso tempo come chiave di lettura vittimistica che fortifica i legami di appartenenza dei suoi seguaci. “Siamo sotto attacco perché portiamo la verità in faccia ai buonisti”.

Ma cosa cambia tra i centri sociali di oggi e i meridionali di ieri? Niente. Sono un mezzo d’aggregazione del suo elettorato. Sono quelli ai quali tutti noi possiamo liberamente urlare la nostra rabbia.
E’ grazie a questa rabbia che per uno come Salvini è facile prendersi anche l’elettorato di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Non ce ne vogliano la Meloni o Berlusconi, ma sono un passo indietro sul leader leghista.

Che altro dire di questa bufalina su Chaouki?
Vogliamo dire che, visti i 4000 like e i 1000 click all’articolo, neanche un quarto delle persone legge quello che c’è scritto? Oramai banale.
Vogliamo dire che, se un 25% legge l’articolo, probabilmente nessuno ha fatto il seppur minimo fact-checking? Non possiamo affermarlo. Possiamo però escludere che qualcuno abbia commentato dicendo “Chaouki non ha mai detto queste parole“, “Il corriere del Piemonte non è un sito affidabile” né tanto meno “queste erano parole del Capitano” o “Anche Matteo da giovane andavano ai centri sociali“. Solo rabbia che nasce dalla lettura di un titolo o di un meme su Facebook.
Tant’è che nella stragrande maggioranza dei casi il commento non è mai sul contenuto delle parole di Salvini/Chaouki, ma piuttosto un’offesa personale, un invito a morire o una minaccia (per quanto impersonale sia quando è scritta su di un gruppo chiuso al quale il minacciato non è iscritto, sempre una minaccia resta).

Come al solito questo tipo di dichiarazioni portano, insieme alla rabbia, dei risvolti incredibili sull’analfabetismo italiano.
Poche cose mi fanno riflettere sul valore dell’appartenenza alla nazione quanto il maltrattamento della lingua compiuto quotidianamente dai più nazionalisti.

Vogliamo dire che in politica i cambiamenti siano più che mai accettabili e che solamente un pazzo non cambia mai idea?
Diciamolo, ma diciamo pure che ci sono versioni che vengono cambiate troppo repentinamente per sembrare genuine.
E l’arrivo di internet non aiuta i politici in questo senso.
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Una cosa è vera, e la dice l’unico commento all’articolo:

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Ci sono bugie che sono state ripetute per decenni, e ad oggi le prendono tutti per vere.
Anche se non lo sono.
All’elettore non interessa se siano vere o meno, gli interessa esprimere rabbia.

Non siamo noi ad essere razzisti. Sono loro ad essere negri.

Il gioco consiste sempre nel guidare i propri seguaci all’odio di un gruppo, una razza, un’etnia, un altro, il prossimo.
Lo scopo è sempre lo stesso, ottenere il potere.
Smettiamola di cascarci.
Liberiamoci.

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One thought on “Salvini e i Centri Sociali

  1. Una volta pensavo che ci fossero temi che erano utili per far incazzare un certo genere di persone.
    Pian piano mi sono convinto che a quel genere di persone non interessa realmente il tema, interessa incazzarsi.
    Gente che crede al corriere del corsaro o altre testate chiaramente rioniche (o clickbaiting a seconda di come la vogliamo vedere).
    Cmq un esperimento molto interessante.

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