Gli effetti catastrofici della giuria popolare pt. 2 | Selvaggia Lucarelli, ma cosa fai?

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C’è una cosa che accade da qualche tempo e di cui nessuno degli illustrissimi editorialisti ed opinion leader italiani pare voglia occuparsi, probabilmente per paura che gli venga sgraffignata la posta elettronica. Da qualche tempo Selvaggia Lucarelli ha deciso di mettere in piazza chi la offende sul suo profilo. Legittimo, discutibile ma legittimo.
La vicenda sembra avergli preso un po’ troppo la mano quando ha pubblicato questo status (e un pezzo relativo su Il Fatto Quotidiano) in cui racconta le vicende online di Raffaele Sollecito, in particolare i suoi comportamenti sul gruppo chiuso Pastorizia Never Dies.

Ora, al netto delle sue considerazioni, che trovate qui sopra e non sto a ripetere, e che possono anche essere condivisibili a livello umano, è interessante notare come per tutti, a partire dal quotidiano che ha ospitato il pezzo, sia una cosa normale.
Raffaele Sollecito, a prescindere dall’opinione che ci siamo fatti sul caso Meredith, è un uomo giudicato innocente.
Se non mi sono perso cambiamenti epocali nell’ordinamento italiano, un uomo innocente è libero di fare ciò che vuole.
Pastorizia Never Dies è un gruppo chiuso (a causa dei contenuti spesso assolutamente vietati ad un pubblico sensibile). Il che vuol dire che riportarne i contenuti è più o meno come rivelare un carteggio privato, una violazione della privacy che crea un precedente pesante.
Se io fossi uno dei membri di Pastorizia Never Dies messo alla pubblica gogna per commenti lasciati in un gruppo chiuso in goliardia, la querelerei per diffamazione a mezzo stampa.  Forse non è una norma regolata dal codice penale, ma dovrebbe essere una norma fondamentale nella nostra cultura nel 2017. Magari perderei la causa, ma è una causa per cui lotterei volentieri.  
Pubblicando qualsiasi screenshot preso da un gruppo chiuso, sta abbattendo le barriere della privacy che tutti noi dovremmo ritenere sacre ed inviolabili.
Continuando ad indagare sulla vita di Raffaele Sollecito si sta sostituendo all’operato di un centinaio di giudici e giurie che hanno deliberato su Raffaele Sollecito.
Internet è sempre stato così, ha i suoi lati luminosi e i suoi lati oscuri. Di certo è un non-luogo dove chiunque si può riunire e condividere pensieri, cose e opinioni. Anche quando i contenuti non ci piacciono. Ma internet non si può cambiare, nè si può fermare.  Quantomeno non lo cambierà Selvaggia Lucarelli dando qualche quindicenne sfigato in pasto ai suoi appassionati lettori (che poi, della sanità mentale dei lettori della Lucarelli chi ci da garanzia? Se uno di questi iniziasse a perseguitare uno dei ragazzini facilmente rintracciabili sugli screenshot, cosa direbbe Selvaggia?).
Nessuno può modellare la rete sulla sua stessa idea della rete. Ed è la cosa più bella di internet, perché è tutto ciò che riesce a farlo essere una “seconda vita”.
Però che bello farvi indignare di questa rete e delle nuove generazioni, cavalcare l’onda del “che schifo i social” dentro gli stessi social network. Aumentare il proprio pubblico, contribuire a far vendere le copie del giornale. Praticamente si vuole combattere il cyberbullismo con una forma ancora più perversa di cyberbullismo.
Sembra ovvio che qualora i contenuti di Pastorizia Never Dies fossero adatti a tutti, la privacy del gruppo sarebbe pubblica.
Dal momento in cui queste persone esistono, cancellare i gruppi in cui si riuniscono e darne i contenuti in pasto al pubblico non può creare altro che repressione, rabbia, frustrazione.
E se quelle persone si riunissero in un’abitazione privata per parlare delle stesse cose di cui scrivono nel gruppo Facebook, gli mandiamo la polizia a casa? Sarebbe considerato fascismo.
Il problema è che i contenuti sono perversi?
Allora chiudiamo tutta l’industria del porno e le sue derivazioni perverse. Il passo successivo quale sarebbe, la Santa Inquisizione?
Il problema è che si organizzano per fare shitstorm?
Allora chiudiamo tutti i gruppi Facebook dei partiti e movimenti politici italiani (chi frequenta entrambi sa bene che le modalità sono le stesse e la differenza è nei contenuti, mentre la goliardia è sostituita dalla becera rabbia).
Ricordiamo come Selvaggia Lucarelli si sia prodigata a lungo per il caso di Tiziana Cantone, raccontata come una ragazza che ha fatto degli sbagli ma viveva la sua sessualità liberamente.
Gli utenti di Pastorizia Never Dies invece sono degli animali, che non hanno diritto di sbagliare e che devono essere esposti al pubblico ludibrio, proprio come lo fu Tiziana Cantone.
E se uno di questi, finito oggi sul profilo della Lucarelli (1,029,274 di followers) si uccidesse per la vergogna?
Beh, sarebbe sicuramente diverso. Almeno nell’era dei due pesi e due misure, nell’era delle giurie popolari, nell’era dove chi viene giudicato innocente continua ad essere attenzionato e sorvegliato da persone che non ne avrebbero nè il diritto né le qualifiche professionali per farlo.
Oggi è Raffaele Sollecito con i suoi post privati su Facebook.
Domani potresti essere tu.
Sei capace di non sbagliare mai, per tutta la vita? 
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Shadilay, la canzone italiana che ha fatto impazzire l’alt-right

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Si chiama Shadilay ed è un singolo dance italiano del 1986. E’ la canzone che ha fatto impazzire l’alt-right, gran parte degli appassionati di meme e i cultori di Pepe the Frog.
Una rana antropomorfa che stringe tra le mani una bacchetta magica che fa brillare il nome dell’etichetta “Magic Sound”.
Un pezzo interpretato da P.E.P.E. (Point Emerging Probably Entering) e prodotto dall’Ass. Art. “Pepe”.

Insomma, come poteva sfuggire a chi adora Pepe the Frog?
Ma per capire perché Shadilay è veramente esplosa, dobbiamo fare un passo indietro.
{Per chi fosse già a conoscenza della Meme Magic e del Cult of Kek, può saltare direttamente al paragrafo Shadilay}

The Meme Magic (is real!)
Cos’è la Meme Magic? E’ il termine utilizzato per indicare alcune presunte proprietà magiche dei meme virali, capaci di trascendere le regole del nostro mondo ed avere effetti sulla realtà.
Una roba da pazzi, ma divertentissima. Coniato come concetto nei primi mesi del 2015 su 8chan, la meme magic è stata successivamente ripresa da /pol/ – la board di 4chan Politically incorrect – che ha contribuito a renderla parte di quel calderone chiamato alt-right, fino a farne un culto religioso – conosciuto come Cult of Kek – e riconoscerla come l’entità divina responsabile dell’elezione di Donald Trump.
Se volete sapere di più sulla Meme Magic, potete leggervi la scheda su Know your meme.

meme-magic

(Lord Kek ci ha dato un'altra prova che può manipolare lo spazio-tempo e la realtà. 
Ha benedetto chi lo prega provando l'esistenza della mememagic con un vinile italiano del 1986. 
Lode a KEK per il nostro imperatore TRUMP)

The Cult of Kek (also this is real!)
Kek è una parola che molti di voi avranno letto in giro su internet. Non è altro che un sinonimo dell’ormai sdoganato LOL (laugh out loud).
Si è scoperto che Kek è anche il nome di una divinità egizia, deificazione del concetto di oscurità primordiale. Rappresentato come divinità androgina dalla testa di serpente, Kek aveva anche una forma femminile rappresentata con la testa di rana o di gatto.  Nel passaggio alla cultura greco-romana, kek fu universalmente raffigurato come una rana.
In questo manufatto egizio – secondo il moderno culto di kek – si può vedere come i simboli in basso sembrano descrivere un uomo al computer, accanto ad un simbolo simile alla spirale del DNA.

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Per chi era già sulla strada della divinizzazione di Pepe e della Meme Magic la scoperta dell’antico culto egizio è stata una vera e propria epifania.
Sempre stando a quanto riporta Know your meme, il culto di Kek appare per la prima volta sulla board di 4chan /his/ (history) il 27 novembre 2015:

cult-of-kek

Shadilay (sogno o realtà?)
Una rana, una bacchetta magica, la voce di Pepe. Ecco come la scoperta del vinile di Shadilay ha mandato al manicomio i seguaci del kek.
Il culto di kek cresce e si autoalimenta nello stesso identico modo delle bufale. Qualcuno riporta un’informazione – pressoché inventata – la fa girare sui forum, i link si moltiplicano fin quando la diceria non entra nell’immaginario collettivo come realtà.
Nel caso di Shadilay un giorno un utente ha trovato un disco, una canzone italiana vecchia di 30 anni, e ha pensato che lo spazio-tempo sia stato manipolato per lasciarci un segno dell’arrivo di Kek. Qualcuno – non si sa se lo stesso Kek o un ipotetico seguace capace di viaggiare nel tempo – ha fatto incidere un disco (dalle perfette sonorità sintetiche, vi pare che il buon Kek non sia attento ai gusti musicali dei suoi ragazzi?) con i suddetti indizi per lasciarci un segno che questo tempo sarebbe arrivato. Così come l’uomo al computer sul manufatto egizio. Questo significa che potremmo vivere una linea temporale che è appena stata cambiata – con l’elezione di Trump – da un viaggiatore che veniva da chissà quale epoca futura, o da una divinità a forma di rospo.
Torniamo a Shadilay.
Scoperta dai membri di /pol/ nel settembre del 2016, il primo pezzo caricato su YouTube – al momento della redazione di questo articolo – sfiora le 190.000 visualizzazioni. Si possono trovare anche decine di remix con altrettante views, tutti corredati da video con splendidi meme di cosiddetti rarest Pepe.
Non solo, ma shadilay è diventato un vero e proprio modo di dire. Una specie di saluto di riconoscimento tra confratelli fedeli del culto di Kek e della Meme Magic.
Il lato b del disco offre anche una versione cantata in inglese ma pare che Kek abbia esplicitamente chiesto di utilizzare la versione in italiano.
Almeno a questo Dio siamo simpatici.

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Cosa sappiamo di Shadilay e dei suoi autori?
Manuele Pepe, stando alla sua pagina Wikipedia, è un cantautore italiano attivo negli anni ’80. Shadilay uscì nel 1986 per Ricordi con etichetta Magic Sound.
L’altro nome che appare sull’etichetta è quello di Marco Ceramicola, sinceramente non sappiamo se sia il produttore o l’autore dei testi. Abbiamo provato a contattare il signor Ceramicola lo scorso 21 ottobre (sì, 20 giorni prima dell’elezione di Trump. Because Meme Magic is real!) sul suo profilo Facebook, ma non abbiamo ancora ottenuto risposta (maledetta cartella Altro). Insomma, non sappiamo neanche se gli autori di questo pezzo siano al corrente del successo che sta avendo il loro disco. Ma lo speriamo, almeno da quello che si legge nei gruppi Facebook sul valore di mercato che sta raggiungendo il disco.

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Gli accoliti del Kek che caricano la canzone in rete invitano gli altri utenti a scaricare il pezzo e ricaricarlo, in modo da prevenire qualsiasi tipo di rimozione perenne. Shadilay è un bene comune che deve essere preservato e tramandato.
Come tutti i meme, Shadilay è stata declinata in mille modi.
Come tutte le declinazioni che riguardano l’alt-right, Shadilay è ben presto diventata (insieme a Never Come Down dei Brave Shores, alla quale andrebbe dedicato un altro capitolo) l’inno dei fan di Trump sulla rete.

shadilay-trump
Tiriamo le somme:
C’è un gruppo di persone che crede che il passato sia costellato di segni che ci avrebbero portato a Kek.
Il passato potrebbe essere in continuo cambiamento grazie alla magia dei meme che trascende lo spazio e il tempo.
Kek ha voluto che Donald Trump diventasse Presidente degli Stati Uniti.
Kek ha scelto una canzone italiana del 1986 come inno.
Trump ha vinto le elezioni.
Il merito è di Kek e dei suoi seguaci.
Tutto regolare, no? Almeno la strada della follia collettiva la stiamo percorrendo con coerenza.

Per chi avesse curiosità di continuare ad esplorare il mondo di Shadilay, lascio un elenco dei migliori video da ascoltare/guardare su YouTube:

Poi ci sono per tutti i gusti, trap, hip hop, future funk, tutto quello che può essere disponibile in 3240 risultati che propone YouTube alla ricerca di Shadilay.
Vi lascio con questo esplicativo banner.

shadiley-intro

 

Testo integrale:
assoluto cosmico, regolare realtà
respiro di un immagine, sintonia di civiltà
confusa progenia di cellule ribelli
volo verso l’universo, l’attraverserò
se sei stella fatti vedere, io mi fermerò
oooh oooh

shadilay shadilay la mia libertà
shadilay shadilea oh nooo
shadilay shadilay oh sogno o realtà
shadilay shadilay oh nooo
vola nella mia vita, no non è finita
io mi fermerò
sciogli le mie vele, nel cielo e in fondo al mare
io ti crederò

armonia metallica, concreta realtà
videoclip elettronico, elogio di civiltà
confusa progenia di cellule ribelli
volo verso l’universo, l’attraverserò
se sei stella fatti vedere, io mi fermerò
oooh oooh

shadilay shadilay la mia libertà
shadilay shadilay oh nooo
shadilay shadilay oh sogno o realtà
shadilay shadilay oh nooo
vola nella mia vita, no non è finita
io mi fermerò
sciogli le mie vele, nel cielo e in fondo al mare
io ti crederò

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Viralità tossica: analisi dei messaggeri moderni

de marco jack

La prospettiva entusiasticamente abbracciata da vaste schiere di persone entrate a far parte degli “utenti attivi” di Facebook è la possibilità di avere due cose che sicuramente sognavano anche prima che Zuckerberg offrisse il servizio su internet ai suoi colleghi di Harvard, ma che non sapevano dove cercare e trovare. Innanzitutto, quelle persone trovavano troppo difficile sfuggire alla solitudine con i mezzi a loro disposizione. In secondo luogo, dovevano sentirsi penosamente trascurate, inosservate, ignorate e dirottate su un binario morto, esiliate ed escluse, ma anche in questo caso dovevano trovare difficile, se non impossibile, tirarsi fuori da quell’odioso anonimato con i mezzi a loro disposizione. Zuckerberg ha offerto loro gli strumenti per entrambi questi scopi, strumenti che fino ad allora avevano cercato invano e di cui sentivano terribilmente la mancanza. E loro hanno afferrato al volo l’occasione.
[…]
Come ha osservato Josh Rose, direttore creativo digitale dell’agenzia pubblicitaria Deutsch LA: “Internet non ci ruba la nostra umanità: la rispecchia. Internet non si insinua dentro di noi: ci mostra ciò che sta dentro di noi”. Rose ha perfettamente ragione. Mai incolpare il messaggero se il messaggio che ci consegna non ci piace, né elogiarlo se ci è gradito… In fin dei conti, se quel messaggio li rallegrerà o li getterà nella disperazione dipende dalle preferenze e dalle avversioni dei destinatari, dai loro sogni e incubi, dalle loro speranze e apprensioni.

Zygmunt Bauman - David Lyon, Sesto Potere - La sorveglianza nella modernità liquida, p. 10, Laterza, 2013

Leggendo questo passo di Sesto Potere ho pensato immediatamente al mondo politico extra-partitico del Facebook italiano.
Chiunque di voi sia iscritto a Facebook avrà notato un fiorire di meme politicizzati ma non riconducibili a nessun partito.
Meme che riportano messaggi il più delle volte populisti e qualunquisti, che hanno grande presa e raggiungono una notevole viralità. Questo perché esprimono, a prescindere dalla genuinità del messaggio,  ciò che la massa vuole sentirsi dire.
Abbiamo quindi da una parte alcuni utenti che vogliono utilizzare i social network per salire alla ribalta e uscire dall’anonimato, dall’altra un folto numero di utenti che non aspettano altro che condividere con il mondo la loro indignazione verso il sistema politico.
Se è vero che non dobbiamo incolpare il messaggero, possiamo provare ad analizzarlo.
Non sono pochi gli utenti ad aver intuito il meccanismo che li rende messaggeri, e un momento di crisi economica e politica, come quella iniziata nel 2008 in concomitanza con la diffusione mondiale dei social network ed ancora in atto, è il terreno migliore per entrare in questo meccanismo.
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Salvini e i Centri Sociali

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Quando sentite “Salvini” e “centri sociali” nella stessa frase, sapete già dove sta andando a parare il discorso.

Un saluto e un ringraziamento all’agente di polizia e ai quattro carabinieri feriti dai centri sociali, che sgombereremo col sorriso uno per uno. Dopo i campi rom, i centri sociali. E l’Italia sarà un Paese migliore“, ha detto ieri dal palco bolognese (qui il video) applaudito dai suoi e da una serie di sagome che lo facevano sembrare abbracciato dal popolo.

Della manifestazione #Liberiamoci dell’8 novembre a Bologna si è detto molto, forse tutto.
Voci ben più autorevoli della mia si sono occupate dell’annosa questione dei partecipanti, giocando d’anticipo e presupponendo già la cifra che avrebbero sparato gli organizzatori: 100.000.
Dovevano essere gli stessi 100.000 dei quali qui su Tranelli si era parlato in occasione della manifestazione romana di febbraio.  Anche all’ora ci furono grandi contestazioni da parte degli antagonisti (che brutto termine, se si pensa alle figure che svolgono ruoli da protagonisti).
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Quel che resta dell’internet.

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Si parla molto in questi giorni di un nuovo virus che colpisce le bacheche di Facebook.
La notizia è che questa volta sono a rischio anche gli smartphone.
La polizia, tramite la sua pagina Agente LISA, ha dichiarato di essere finalmente riuscita ad arginarlo.
In cosa consiste il virus?
Come succede il più delle volte quando si parla di click baiting senza parlare di Beppe Grillo, il virus visivamente appare come un link ad un video dai contenuti apparentemente pornografici. Probabilmente ve lo ha postato un vostro amico in bacheca, magari lo ha postato sulla sua e volete solamente dare un’occhiata. Quando cliccate sul link venite infettati.  La curiosità si paga. postando automaticamente il video a vostra volta sulla bacheca, in chat o sulle bacheche dei vostri amici, a seconda del tipo di virus.

Un problema facilmente risolvibile, comunque. Si sono scritte tante parole su come difendersi dal virus, io mi soffermerei sulla più importante:
usate il cervello.
Perché un vostro amico dovrebbe postarvi, o dovrebbe postare sul suo stesso profilo, un video dai contenuti pornografici? Per guadagnarsi un ban? ci sono modi più semplici per uscire da Facebook.
Se anche il vostro amico fosse un burlone a cui piace postare cose strane, al minimo dubbio chiedetegli in privato se il video in questione è stata una sua idea o se neanche lui ne è al corrente.
In questo modo farete anche sapere al vostro amico di essere infetto. Tra i rischi dichiarati dalla Polizia Postale, la possibilità di “carpire anche i dati sensibili”.

Comunque qui trovate una spiegazione dettagliata dei diversi tipi di virus. CONTINUA A LEGGERE TRANELLI

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