La diffusione delle bufale? Colpa dei quotidiani nazionali.

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La diffusione delle bufale è colpa dei grandi quotidiani nazionali. 
L’industria editoriale, quella che conta, ha preferito degradare il livello qualitativo dei quotidiani nella loro versione online, estirpandone la natura di veicoli di informazione per renderli dei semplici contenitori di materiali virali che si trovano (molto facilmente) su internet. Le notizie vengono trattate alla stregua dei meme, i titoli non vengono più scritti per agevolare il lettore ma per attirare click al sito, la descrizione del link all’articolo che troviamo sulla pagina Facebook del quotidiano deve essere catchy, non accurata. Tante volte neanche fedele all’articolo. Catchy.
Le grandi firme di una volta hanno lasciato il posto ad un esercito di stagisti sottopagati che devono scovare nuovi video di gattini, flash-mob, formiche zombie, ice-bucket-challenge e attività virali di ogni sorta che fanno tendenza in quel determinato momento.
Contenuti che spesso risultano datati per i frequentatori più assidui del web, una continua ripetizione di materiali grafici che non assumono neanche quell’effetto vintage/divertente dei video di Paperissima, che da bambini avevamo la fortuna di vedere una o due volte, per quanto vecchi potessero essere.
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Il selfie di Totti per il NWO – il grande tranello dei social network

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Martedì 13 gennaio, mattina. Mi sveglio influenzato ma carico per affrontare la giornata. Intorno a mezzogiorno vengo contattato da un amico con un’idea:

Sul selfie di Francesco Totti vorrei farti chiudere su una cosa molto interessante che farà chiudere molti patiti del gombloddo!

Foto di Totti: giorno della pubblicazione 11.01

Fotografo che compare dietro ha la pettorina con un numero 09

= 09.11.01 È un caso?E poi il telefono del capitano porta in bella vista il simbolo di una mela

Un richiamo forse alla grande mela??? Vediamo ora cosa crei!

“Maledizione Ale, ho da fare…” è l’unica risposta che mi gira in testa. La sfida però è troppo sfiziosa, così mi riprometto di concedermi una mezz’ora in pausa pranzo e provare se la mia Guida allo sviluppo casalingo di un complotto, scritta il giorno precedente, sia davvero affidabile.
Avendo già superato la fase “idea“, apro Paint e mi diverto a spargere cerchietti rossi tanto in voga in questi giorni di complotti sul Charlie Hebdo, aggiungo qualche domanda accompagnata da numeri esagerati ma non completamente errati (350 non erano solamente i fotografi presenti, ma giornalisti e fotografi accreditati) e ne viene fuori questo:

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Guida per generare un complotto da casa.

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Ogni giorno sulla rete ci si può imbattere in un complotto diverso.
Spesso legati da un filo comune – massoneria, nuovo ordine mondiale, case farmaceutiche e multinazionali –  e ricchi di elementi intriganti, i complotti sono uno dei maggiori aggregatori dei social italiani e uno tra i principali portatori di click per piattaforme online e gestori di siti.
Una vera e propria autostrada del traffico di dati virtuale, se si pensa che al numero di appassionati bisogna aggiungere quasi altrettanti debunker, utenti che vogliono “sfatare il mito” e seguono ogni giorno le vicende.

Prima di iniziare a costruire il vostro complotto, facciamo un resoconto sul materiale necessario:

  1. una connessione internet
  2. un software di grafica semplice
  3. un’idea
  4. conoscenza minima del mondo dei complotti (non necessaria se la qualità dell’idea è alta)

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La libertà su internet vista dal sedicente popolo della rete.

Qualche giorno fa, grazie al magnifico Google Alert, sono incappato nella pagina “Contro troll 5s“.
La pagina linkava un post che la stessa aveva messo sulla bacheca di “La coerenza del PD“.
Nel post si accusava un utente di diffamazione perpetrata nel tempo nei confronti del movimento di Grillo. Si elencavano tutte le infamie virtuali, legate alla pagina “5 stalle fans“.
Le accuse, che trovate spiegate al link di cui sopra, sembrano scritte da un bambino delle elementari ma rendono bene l’idea e la visione che si ha del troll, così come del diverso, all’interno del movimento. Sintetizzandole, “5 stalle fans” è colpevole di essere un troll che gestisce 20 account, di prendere in giro i grillini per l’ignoranza, di appartenere ad un partito più piccolo, di parlare dei guadagni del blog con cifre errate, di essere di sinistra ma amico dei leghisti, di creare mistificazioni nei confronti dei 5 stelle. Poi, buttata lì tra le accuse, si parla di una persona condannata per spaccio di droga.
Leggendo il lungo elenco ho pensato che effettivamente si potesse rispondere a tante di quelle accuse facilmente. In fondo, non c’è nulla che i pentastellati già non facciano: costruire ad arte immagini per screditare gli avversari politici; spammare le proprie verità sulle altrui pagine; non avere la capacità di argomentare i propri pensieri.
Disciplina quest’ultima nella quale sono i campioni assoluti dell’internet italiano, a tal punto che poche righe dopo, per giustificare i compensi del blog di Grillo molto minori di quelli paventati dal troll, citano come fonte Libero Quotidiano. Si, proprio il quotidiano che riporta le notizie del Corriere del Mattino. Sì, proprio quel quotidiano diretto dal tizio che ha simulato un attentato alla propria persona per costruire una strategia della tensione fai-da-te decisamente poco produttiva. Avrebbero potuto anche dire che i 10 milioni di euro non sono una calunnia del troll, ma del Sole 24 ore (di cui è stato rimosso il link, ma se ne parla qui). Tra l’altro Libero cita un’indagine di Repubblica, ma evidentemente un link a questa testata sarebbe stato da servi del sistema.
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La società dei troll.

Si continua a parlare di troll.
Anche ieri, su Repubblica.it, un’intervista a Ilvo Diamanti ci ricorda di quali esseri spregevoli siano questi utenti.
Troll: quel fascismo elettronico che fa ricco il web“, titola il quotidiano.
E’ simpatico notare come, poche righe dopo, si legga che andrebbero puniti, o responsabilizzati, “coloro che consentono al troll di esprimersi”.
Quindi da una parte si denuncia il “fascismo” degli utenti, mentre dall’altra se ne vuole censurare la libertà di espressione.
Non che ci sia nulla di sbagliato a regolamentare il web. Ma, in fondo, di chi stiamo parlando?
In realtà, lo stesso Diamanti non sa rispondere bene alla domanda.
Dal punto di vista della ricerca accademica e in parte anche sociologica sulle soggettività che rappresentano il mondo dei troll c’è un sostanziale deserto di analisi. C’è una ricerca di docenti canadesi che ha cercato di analizzare il mondo dei troll, ma non ne esce una profilazione. Abbiamo provato a chiederlo a chi si occupa di moderazione, ma su questo sono molto riservati. A riguardo segnalo un bel libro di Evgeny Morozov intitolato L’ingenuità della Rete che racconta in maniera divertente i comportamenti che si verificano in Rete. Per esempio, lui definisce il complesso di Hitler: navigando in un sito Internet di informazione in cui ci sono i commenti, entro il 40mo commento c’è quasi sempre qualcuno che dà del nazista all’altro“.

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