Shadilay, la canzone italiana che ha fatto impazzire l’alt-right

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Si chiama Shadilay ed è un singolo dance italiano del 1986. E’ la canzone che ha fatto impazzire l’alt-right, gran parte degli appassionati di meme e i cultori di Pepe the Frog.
Una rana antropomorfa che stringe tra le mani una bacchetta magica che fa brillare il nome dell’etichetta “Magic Sound”.
Un pezzo interpretato da P.E.P.E. (Point Emerging Probably Entering) e prodotto dall’Ass. Art. “Pepe”.

Insomma, come poteva sfuggire a chi adora Pepe the Frog?
Ma per capire perché Shadilay è veramente esplosa, dobbiamo fare un passo indietro.
{Per chi fosse già a conoscenza della Meme Magic e del Cult of Kek, può saltare direttamente al paragrafo Shadilay}

The Meme Magic (is real!)
Cos’è la Meme Magic? E’ il termine utilizzato per indicare alcune presunte proprietà magiche dei meme virali, capaci di trascendere le regole del nostro mondo ed avere effetti sulla realtà.
Una roba da pazzi, ma divertentissima. Coniato come concetto nei primi mesi del 2015 su 8chan, la meme magic è stata successivamente ripresa da /pol/ – la board di 4chan Politically incorrect – che ha contribuito a renderla parte di quel calderone chiamato alt-right, fino a farne un culto religioso – conosciuto come Cult of Kek – e riconoscerla come l’entità divina responsabile dell’elezione di Donald Trump.
Se volete sapere di più sulla Meme Magic, potete leggervi la scheda su Know your meme.

meme-magic

(Lord Kek ci ha dato un'altra prova che può manipolare lo spazio-tempo e la realtà. 
Ha benedetto chi lo prega provando l'esistenza della mememagic con un vinile italiano del 1986. 
Lode a KEK per il nostro imperatore TRUMP)

The Cult of Kek (also this is real!)
Kek è una parola che molti di voi avranno letto in giro su internet. Non è altro che un sinonimo dell’ormai sdoganato LOL (laugh out loud).
Si è scoperto che Kek è anche il nome di una divinità egizia, deificazione del concetto di oscurità primordiale. Rappresentato come divinità androgina dalla testa di serpente, Kek aveva anche una forma femminile rappresentata con la testa di rana o di gatto.  Nel passaggio alla cultura greco-romana, kek fu universalmente raffigurato come una rana.
In questo manufatto egizio – secondo il moderno culto di kek – si può vedere come i simboli in basso sembrano descrivere un uomo al computer, accanto ad un simbolo simile alla spirale del DNA.

kek-prophecy

Per chi era già sulla strada della divinizzazione di Pepe e della Meme Magic la scoperta dell’antico culto egizio è stata una vera e propria epifania.
Sempre stando a quanto riporta Know your meme, il culto di Kek appare per la prima volta sulla board di 4chan /his/ (history) il 27 novembre 2015:

cult-of-kek

Shadilay (sogno o realtà?)
Una rana, una bacchetta magica, la voce di Pepe. Ecco come la scoperta del vinile di Shadilay ha mandato al manicomio i seguaci del kek.
Il culto di kek cresce e si autoalimenta nello stesso identico modo delle bufale. Qualcuno riporta un’informazione – pressoché inventata – la fa girare sui forum, i link si moltiplicano fin quando la diceria non entra nell’immaginario collettivo come realtà.
Nel caso di Shadilay un giorno un utente ha trovato un disco, una canzone italiana vecchia di 30 anni, e ha pensato che lo spazio-tempo sia stato manipolato per lasciarci un segno dell’arrivo di Kek. Qualcuno – non si sa se lo stesso Kek o un ipotetico seguace capace di viaggiare nel tempo – ha fatto incidere un disco (dalle perfette sonorità sintetiche, vi pare che il buon Kek non sia attento ai gusti musicali dei suoi ragazzi?) con i suddetti indizi per lasciarci un segno che questo tempo sarebbe arrivato. Così come l’uomo al computer sul manufatto egizio. Questo significa che potremmo vivere una linea temporale che è appena stata cambiata – con l’elezione di Trump – da un viaggiatore che veniva da chissà quale epoca futura, o da una divinità a forma di rospo.
Torniamo a Shadilay.
Scoperta dai membri di /pol/ nel settembre del 2016, il primo pezzo caricato su YouTube – al momento della redazione di questo articolo – sfiora le 190.000 visualizzazioni. Si possono trovare anche decine di remix con altrettante views, tutti corredati da video con splendidi meme di cosiddetti rarest Pepe.
Non solo, ma shadilay è diventato un vero e proprio modo di dire. Una specie di saluto di riconoscimento tra confratelli fedeli del culto di Kek e della Meme Magic.
Il lato b del disco offre anche una versione cantata in inglese ma pare che Kek abbia esplicitamente chiesto di utilizzare la versione in italiano.
Almeno a questo Dio siamo simpatici.

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Cosa sappiamo di Shadilay e dei suoi autori?
Manuele Pepe, stando alla sua pagina Wikipedia, è un cantautore italiano attivo negli anni ’80. Shadilay uscì nel 1986 per Ricordi con etichetta Magic Sound.
L’altro nome che appare sull’etichetta è quello di Marco Ceramicola, sinceramente non sappiamo se sia il produttore o l’autore dei testi. Abbiamo provato a contattare il signor Ceramicola lo scorso 21 ottobre (sì, 20 giorni prima dell’elezione di Trump. Because Meme Magic is real!) sul suo profilo Facebook, ma non abbiamo ancora ottenuto risposta (maledetta cartella Altro). Insomma, non sappiamo neanche se gli autori di questo pezzo siano al corrente del successo che sta avendo il loro disco. Ma lo speriamo, almeno da quello che si legge nei gruppi Facebook sul valore di mercato che sta raggiungendo il disco.

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Gli accoliti del Kek che caricano la canzone in rete invitano gli altri utenti a scaricare il pezzo e ricaricarlo, in modo da prevenire qualsiasi tipo di rimozione perenne. Shadilay è un bene comune che deve essere preservato e tramandato.
Come tutti i meme, Shadilay è stata declinata in mille modi.
Come tutte le declinazioni che riguardano l’alt-right, Shadilay è ben presto diventata (insieme a Never Come Down dei Brave Shores, alla quale andrebbe dedicato un altro capitolo) l’inno dei fan di Trump sulla rete.

shadilay-trump
Tiriamo le somme:
C’è un gruppo di persone che crede che il passato sia costellato di segni che ci avrebbero portato a Kek.
Il passato potrebbe essere in continuo cambiamento grazie alla magia dei meme che trascende lo spazio e il tempo.
Kek ha voluto che Donald Trump diventasse Presidente degli Stati Uniti.
Kek ha scelto una canzone italiana del 1986 come inno.
Trump ha vinto le elezioni.
Il merito è di Kek e dei suoi seguaci.
Tutto regolare, no? Almeno la strada della follia collettiva la stiamo percorrendo con coerenza.

Per chi avesse curiosità di continuare ad esplorare il mondo di Shadilay, lascio un elenco dei migliori video da ascoltare/guardare su YouTube:

Poi ci sono per tutti i gusti, trap, hip hop, future funk, tutto quello che può essere disponibile in 3240 risultati che propone YouTube alla ricerca di Shadilay.
Vi lascio con questo esplicativo banner.

shadiley-intro

 

Testo integrale:
assoluto cosmico, regolare realtà
respiro di un immagine, sintonia di civiltà
confusa progenia di cellule ribelli
volo verso l’universo, l’attraverserò
se sei stella fatti vedere, io mi fermerò
oooh oooh

shadilay shadilay la mia libertà
shadilay shadilea oh nooo
shadilay shadilay oh sogno o realtà
shadilay shadilay oh nooo
vola nella mia vita, no non è finita
io mi fermerò
sciogli le mie vele, nel cielo e in fondo al mare
io ti crederò

armonia metallica, concreta realtà
videoclip elettronico, elogio di civiltà
confusa progenia di cellule ribelli
volo verso l’universo, l’attraverserò
se sei stella fatti vedere, io mi fermerò
oooh oooh

shadilay shadilay la mia libertà
shadilay shadilay oh nooo
shadilay shadilay oh sogno o realtà
shadilay shadilay oh nooo
vola nella mia vita, no non è finita
io mi fermerò
sciogli le mie vele, nel cielo e in fondo al mare
io ti crederò

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Vince Trump, la grande rivoluzione di internet continua

memedreams
Ci era piaciuto tanto il #YesWeCan del 2008. #Change, #Obama, la grande rivoluzione di internet, la primavera araba, Twitter che libera i Paesi dall’oppressione.
Poi, non si sa come né perché, ce ne siamo dimenticati.
Eppure la Brexit poteva essere un campanello d’allarme per cercare di guardare il quadro generale senza la spocchia di chi sa già il risultato finale di una votazione popolare perché lo dicono il buon senso e i sondaggi.
Eppure dal momento in cui si sono chiuse le primarie democratiche, era chiaro che nella sfida tra Clinton e Trump non ci fosse storia per il popolo della rete™. La spinta virale dei democratici, costruita a suon di #dankmemes dai sostenitori di Bernie Sanders, si è sgretolata dopo la vittoria da parte di Hilary Clinton, che ha puntato su una femminilità troppo in contrasto con le sue recenti politiche da Segretario di Stato degli Stati Uniti.
Ha ragione Beppe Grillo, quando dice che i giornalisti non ci hanno capito niente, che i giornali non li legge più nessuno. Ma in realtà sono i giornalisti stessi a non leggere più la realtà. Pepe the Frog – per citare il più emblematico ma non unico simbolo della campagna virale di Trump – è arrivato in tutto il mondo. Gli articoli da migliaia di battute dei giornali di punta americani sui disastri che porterà la presidenza Trump sono stati letti solo da chi avrebbe votato Clinton a prescindere.
Eppure già da mesi, se non anni,  la rete aveva creato una mitologia di Donald Trump, senza che questo spendesse un nichelino. Non erano “troll pagati dai repubblicani”, erano semplicemente centinaia di migliaia di utenti che hanno dato un significato ad una campagna elettorale pessima da entrambe le parti. Si è detto di tutto riguardo questo significato: irriverente, nazista, sessista, distruttivo, populista. L’Alt-Right non esisteva prima della candidatura di Trump. Ora è un movimento politico (?!? neanche di questa definizione si può essere certi, visto lo stato embrionale) capace di decidere il Presidente degli Stati Uniti. A suon di lol. Anzi, di kek. 
Ma nessuno ha voluto leggere “the big picture“,  tutti gli esperti si sono limitati a strumenti oramai obsoleti.
Gli stessi sondaggi che davano la Brexit impossibile, i 5 Stelle al 96% alle europee, Trump con il 4% di percentuale di vittoria.
Sondaggi che hanno funzionato solo quando collimavano con le tendenze in rete. Di tutta la rete, non solo di Facebook e Twitter.
Sondaggi che si rivelano affidabili solo quando il risultato è più che scontato.
Trump è stato appoggiato da Clint Eastwood, la Clinton da quasi ogni personaggio pubblico.
Tutti i giornali erano con la Clinton.
La rete era dalla parte di Trump, c’era un hype incredibile. Trump è stato protagonista di un mondo di cui nessuno si è accorto, di una narrazione snobbata dai salotti intellettuali di tutto il mondo.
Meme, gif, video, canzoni che si moltiplicavano esponenzialmente. La vaporwave – che già da qualche anno si affermava come corrente musicale ed estetica – si è tinta di arancione come i capelli di Trump ed ha trovato nel magnate una spinta ulteriore per invadere la rete, entrando nella testa proprio di quei Millennials (nati tra 1982-1998) che secondo tutti erano l’elettorato forte di Hillary Clinton. Quanti tra opinionisti ed esperti delle elezioni americane sanno cos’è la vaporwave? Quanti hanno seguito il fenomeno di Pepe e lo sviluppo dell’alt-right? Quanti invece si sono fermati ad un pezzo su un quotidiano nazionale che riprendeva spaventati articoli d’oltreoceano senza approfondire la questione? Quanti hanno speso anche solo un paio d’ore su /pol/ per capire cosa stava succedendo? Quanti hanno capito l’incidenza degli scandali informatici della Clinton sull’opinione dell’elettorato digitalizzato?
Eppure ci ritroviamo anche oggi, come già nel post-Brexit, a dire che /pol/ was right again.
Possiamo credere che la vittoria di Trump sia la vittoria dei bifolchi sugli acculturati, ma continueremmo a perseverare diabolicamente nell’errore che ha portato a questo risultato.
Abbiamo preferito guardare il futuro che ci piaceva piuttosto di quello che ci aspettava.
 
Un risultato che è quello a cui guardavamo con ammirazione negli scorsi decenni: una rete che potesse rivoluzionare il mondo dando parola a tutti. Eccola qua. Abbiamo tutti parola, abbiamo tutti delle domande, pochissimi hanno delle risposte.
Vince chi si inventa la più fantasiosa. E non vale solo quando l’hashtag ci piace perchè è positivo. Perchè ci piace pensare che #YesWeCan. Vale sempre, quando ha potenza virale.
Se per caso doveste sentirvi un po’ fascisti oggi, se provate rabbia nei confronti del suffragio universale, se preferireste una dittatura illuminata alla democrazia, beh… potrebbe essere un primo passo per capire l’alt-right.
E per capire perché /pol/ was right again.
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