Viralità tossica: analisi dei messaggeri moderni

de marco jack

La prospettiva entusiasticamente abbracciata da vaste schiere di persone entrate a far parte degli “utenti attivi” di Facebook è la possibilità di avere due cose che sicuramente sognavano anche prima che Zuckerberg offrisse il servizio su internet ai suoi colleghi di Harvard, ma che non sapevano dove cercare e trovare. Innanzitutto, quelle persone trovavano troppo difficile sfuggire alla solitudine con i mezzi a loro disposizione. In secondo luogo, dovevano sentirsi penosamente trascurate, inosservate, ignorate e dirottate su un binario morto, esiliate ed escluse, ma anche in questo caso dovevano trovare difficile, se non impossibile, tirarsi fuori da quell’odioso anonimato con i mezzi a loro disposizione. Zuckerberg ha offerto loro gli strumenti per entrambi questi scopi, strumenti che fino ad allora avevano cercato invano e di cui sentivano terribilmente la mancanza. E loro hanno afferrato al volo l’occasione.
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Come ha osservato Josh Rose, direttore creativo digitale dell’agenzia pubblicitaria Deutsch LA: “Internet non ci ruba la nostra umanità: la rispecchia. Internet non si insinua dentro di noi: ci mostra ciò che sta dentro di noi”. Rose ha perfettamente ragione. Mai incolpare il messaggero se il messaggio che ci consegna non ci piace, né elogiarlo se ci è gradito… In fin dei conti, se quel messaggio li rallegrerà o li getterà nella disperazione dipende dalle preferenze e dalle avversioni dei destinatari, dai loro sogni e incubi, dalle loro speranze e apprensioni.

Zygmunt Bauman - David Lyon, Sesto Potere - La sorveglianza nella modernità liquida, p. 10, Laterza, 2013

Leggendo questo passo di Sesto Potere ho pensato immediatamente al mondo politico extra-partitico del Facebook italiano.
Chiunque di voi sia iscritto a Facebook avrà notato un fiorire di meme politicizzati ma non riconducibili a nessun partito.
Meme che riportano messaggi il più delle volte populisti e qualunquisti, che hanno grande presa e raggiungono una notevole viralità. Questo perché esprimono, a prescindere dalla genuinità del messaggio,  ciò che la massa vuole sentirsi dire.
Abbiamo quindi da una parte alcuni utenti che vogliono utilizzare i social network per salire alla ribalta e uscire dall’anonimato, dall’altra un folto numero di utenti che non aspettano altro che condividere con il mondo la loro indignazione verso il sistema politico.
Se è vero che non dobbiamo incolpare il messaggero, possiamo provare ad analizzarlo.
Non sono pochi gli utenti ad aver intuito il meccanismo che li rende messaggeri, e un momento di crisi economica e politica, come quella iniziata nel 2008 in concomitanza con la diffusione mondiale dei social network ed ancora in atto, è il terreno migliore per entrare in questo meccanismo.
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Anonymous all’italiana. Cosa è andato storto?

IMOLA OGGI ANON

Anonymous all’italiana.
Mi sono chiesto più e più volte cosa pensassero gli Anonymous ufficiali dell’utilizzo che si fa in Italia del loro nome e dei loro simboli.
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Dalla massificazione della società alla massificazione di Internet, perché rischiamo di ripetere errori già commessi un secolo fa.

freespeech

La massificazione di internet in Italia, in particolar modo dei social network, è un processo iniziato da almeno cinque anni e che sembra inarrestabile.
Con l’ingresso in politica di Grillo nel 2009, chiunque utilizzasse già i social ha potuto notare un notevole innalzamento dell’età media degli utenti. Iniziarono ad iscriversi i genitori, poi gli zii, in qualche caso anche i nonni.
Fasce d’età che gli utenti, fino a quel momento, non erano abituati a frequentare virtualmente.
La massificazione di un popolo non abituato ad un determinato contesto sociale non è cosa nuova nella storia del mondo.
Quando alla fine del 1800 la Belle Époque  si avviava verso la sua conclusione per far spazio alla società di massa, Gabriel Tarde scriveva che “questa trasformazione di tutti i gruppi in pubblici si spiega con il bisogno crescente di socievolezza, che rende necessaria la comunicazione regolare tra gli associati attraverso una corrente continua di informazioni e di stimoli comuni. E’ dunque inevitabile. Quello che importa è studiare le conseguenze che ha o che avrà, verosimilmente, sui destini dei gruppi così trasformati, vale a dire sulla loro durata, solidità, potenza, sulle loro lotte o alleanze.CONTINUA A LEGGERE TRANELLI

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L’importanza di chiamarsi Ernesto, Tranelli, Asterisco Correttivo o chi per loro.

asterisco

Poco tempo fa avevo scritto dell’assurdo cambiamento delle segnalazioni per cui si poteva segnalare un contenuto che riteniamo sciocco e tenta di essere divertente in modo eccessivo.
Non era l’unica funzione di segnalazione ad essere stata cambiata, e per Tranelli se ne iniziano a vedere gli effetti.
Dopo quasi due anni sulla cresta dell’onda (e un solo ban definitivo) il profilo “Tranelli Harlock” è stato obbligato a cambiare nome perché quello non era un nome reale – pena l’impossibilità di utilizzare il social network –  diventando quindi Carlo Tranelli.
Tranelli era un profilo che aveva abbandonato ogni tipo di attività pubblica per questioni affettive e la scarsa voglia di un ennesimo ban. Purtroppo ieri, leggendo certi commenti al Corriere della Sera, è stato impossibile farlo tacere.

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